Incontri speciali: il teatro Date: Saturday, March 31 2007 @ 10:25:54 CEST Topic:
Un’atmosfera giocosa e divertente accoglie me ed Alamo, circa un mese fa, ad un incontro avuto con i ragazzi del gruppo di teatro. Stavano preparando il Carnevale….. per quel giorno avevano deciso di interpretare i “Naufraghi”, poiché volevano oltre che partecipare alla sfilata dei carri per il paese sul tema “Il mare sotto-sopra” ricordare a tutti che il CAG non ha ancora una sede agibile e soprattutto degli spazi adatti.
Dopo una rapida presentazione con i ragazzi, abbiamo rivolto loro alcune domande, rubando così tempo alla preparazione del loro carro. Quel lunedì tutti i ragazzi ci hanno parlato con gioia del lavoro fatto e che faranno, e soprattutto ci hanno comunicato il loro amore nato per il teatro. Il teatro per loro è un “modo di esprimersi e per tirare fuori qualcosa che hai dentro” e qualcuno sottolinea “ per spaccare di brutto”. Io e Alamo dopo averli aiutati nel tagliare del cartone li convochiamo ad uno ad uno come se fosse un interrogatorio per parlare meglio con loro. Daniele è uno studente che aspira ad andare al DAMS per diventare regista, al secondo anno di esperienza teatrale e dice che il teatro è essere se stessi, infine afferma che il clima durante le prove ed i momenti insieme è molto profondo, tra i partecipanti c’è intesa. Cristina nonostante sia entrata solo un anno fa nel gruppo, si è integrata perfettamente nell’ingranaggio teatrale e ci racconta che la scrittura del testo che l’anno scorso hanno interpretato (N.d.R. il disagio e l’incertezza giovanile) è stata corale; ognuno vi ha messo del proprio. Infine poarla del giorno un cui si trovano per il corso e afferma di non aver mai saltato una lezione e soprattutto di non voler mai mancare, perché è un momento in cui è libera e le sembra di “fare ginnastica”. Conosciamo anche Monica, che è entrata nel gruppo tramite il passaparola, e alla domanda secca di Alamo: “Come faresti a convincere qualcuno ad entrare a far parte del teatro?” dopo una breve riflessione afferma con sicurezza “Fai qualcosa fuori dalla quotidianità e conosci le persone in modo diverso, guardandole dentro”. Michele, uno dei due ragazzi presenti quella sera, esordisce raccontandoci come è strutturato una sera del corso:” Prima si fa del movimento fisico, studi il corpo, e l’insegnate ti insegna come muovere ogni parte, ti rilassi, ti concentri e reciti… ogni serate ti stanca ma allo stesso tempo ti rilassa”. Laura ha conosciuto il teatro tramite amici e si è voluta buttare in questo corso nonostante non avesse alcuna esperienza. Lei ha percepito subito il feeling giusto con le persone e si è sorpresa della “dimensione creativa” e anche di quello che è riuscita a tirare fuori; un qualcosa che non sapeva di avere dentro”. Il feeling giusto è condiviso da tutti e non è solo limitato al teatro ma anche in altri momenti… spesso si trovano solo per uscire in compagnia. L’ultima ragazza con cui parliamo è Denise che conferma tutte le sensazioni fino a qui descritte, inoltre approfondisce il discorso legato allo spettacolo dell’anno scorso il cui tema era il disagio giovanile e di vivere in periferia, quartieri a rischio degrado e spersonalizzazione umana. Anche se termina con una nota di allegria e mi dice che dopo l’attivazione del corso forse Vimodrone non lo è più. Conosciamo per ultima Daniela, la coordinatrice del progetto, e ci illustra anche le altre attività che l’equipe per cui lavora ha attivato sul territorio: nelle scuole l’accoglienza per le prime, lo sportello d’ascolto, il doposcuola interculturale e la festa di primavera; mentre per i giovani hanno voluto puntare sul teatro per coinvolgere i ragazzi di Vimodrone tra i 20 e 30 anni per creare qualcosa di diverso nel paese. Al termine della chiacchierata ci spiega le motivazioni che lei ha percepito di questo gruppo:” vieni perché sperimenti un altro modo di conoscere se stessi e le persone ed è un’esperienza di scambio molto particolare”. Durante le nostre domande l’atmosfera era giocosa, ogni tanto volavano pezzi di cartone e si rideva spesso; l’applauso è scattato spontaneo nel mentre l’intelaiatura dell’isola era stata completata. Alle 23:30 però bisogna concludere il tempo concesso dalla biblioteca era scaduto, quindi tutti a casa con il cuore gonfio di speranze poiché il lavoro era ancora lungo. Io e Alamo ci allontaniamo dalla biblioteca e ci sentiamo contagiati e partecipi della loro felicità
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