Uno Strano Incontro
Date: Friday, February 16 2007 @ 17:54:28 CET
Topic: La bicicletta ha i suoi segreti


Ho visto Satana che mi guardava dalla finestra. Hey, non sto scherzando!, era proprio lui. Non mi affaccio spesso alla mia finestra, non c’è niente di interessante da vedere lì fuori.
Case, strade, gente che corre, scalcia, scalpita, dove va? Dove vado?
Ma lui era lì quella mattina e mi guardava con quegli occhi severi e irrispettosi. La gente distratta gli camminava attorno, lo urtava accorgendosi appena della sua presenza.

Era appoggiato mollemente ad un palo della luce con le braccia incrociate e la testa leggermente inclinata a sinistra.
Che diamine, non capita tutti i giorni di vedere Satana per strada. Rimasi a guardarlo inebetito; le piccole corna rosse che gli uscivano tra i capelli neri e lucidi, la coda che si muoveva sinuosa tra le gambe in ampi movimenti erotici; i vestiti rossi e viola erano un po’ fuori moda ma di sicuro di ottima fattura. Il suo aspetto lasciava trasparire una solennità che nulla aveva a che vedere col sacro ma che richiamava nella mia mente una sorta di istinto bestiale e primordiale e, con esso, la consapevolezza della potenza della natura e dei suoi richiami.
Lo osservai a lungo mentre lui, paziente, sembrava non curarsi minimamente di quelli che aveva attorno e seguitava a guardarmi con insistenza.
Per quanto paradossale potesse sembrare la situazione decisi di scendere in strada a conoscerlo.
Mi infilai il cappotto, la sciarpa ed i guanti, ricordo che quell’inverno era stato davvero freddo.
Scesi con calma le scale mentre col cuore in gola mi chiedevo se per caso fossi impazzito.
Ma, aperto il portone di casa, lo ritrovai lì, appoggiato al palo, non appena mi vide i suoi occhi sembrarono sorridere.
Si avvicinò a passi veloci nella mia direzione. Io, impietrito, lo osservavo avvicinarsi. La figura di Satana rendeva il mondo che ero abituato a vedere una sorta di parodia grottesca. Tutti gli uomini e le donne sembravano danzare goffamente e fuori tempo un valzer stonato. E il cielo col suo grigiore irrideva gli uomini promettendo pioggia e tuoni. Erano come tante marionette guidate da un burattinaio cieco.
Tutto ciò che mi circondava aveva perso senso, le automobili, il selciato, tutto ridotto ad una sorta di corteccia della realtà che nel tentativo di proteggere verità più profonde le soffoca e le nasconde.
Al contrario, i suoi occhi si aprivano su un abisso sconfinato, mondi luminosi e bui, antichi palazzi di smeraldo e tane di belve immani, gioia eterna e dannazione. Il mondo circostante era poco più di un granello di polvere che si perdeva nell’infinito dei suoi occhi.
Senza rendermene conto era arrivato, la sua faccia a pochi centimetri dalla mia, la sua coda a sfiorarmi la gamba con consapevole disattenzione.
-Hai una sigaretta?- Mi chiese con voce roca.
Mi misi a ridere nervosamente. Satana veniva a chiedermi una sigaretta. Poi smisi di colpo sperando di non avergli mancato di rispetto.
-Si ecco, ecco ,prendi pure tutto il pacchetto-
Risposi togliendomi di tasca in fretta il pacchetto e porgendoglielo con la mano tremante.
-Valporo, buona marca, ti tratti bene, non mi fai salire?-
Non avevo scelta, irretito dal suo sguardo aprii l’uscio di casa e Satana entrò, si sedette sul mio divano accese la mia televisione e mi fece un cenno come per invitarmi a sedergli di fianco.
Provai una sensazione che non mi era nuova. Avevo avuto un padre molto autoritario, lo rispettavo e soprattutto lo temevo. Quando tornava dal lavoro aveva l’abitudine di vedere con me i programmi in prima serata, si sedeva sulla sua poltrona e mi faceva cenno di salire a sedere al suo fianco.
Allora con passo incerto e timoroso avanzavo fino a quella figura imponente e gli sedevo di fianco. Insieme guardavamo la televisione, lui mi accarezzava il capo ed io, non di rado, mi addormentavo su di lui. Mi venne in mente il suo respiro ritmico ed il calore del suo grosso corpo.
Ma chi sedeva sul mio divano non era di certo mio padre, mi risvegliai dal torpore dei miei ricordi per accorgermi che mi ero già seduto.
-Hai del cibo?-
Il mio ospite sembrava affamato. Mi sentii sollevato mentre mi allontanavo dal divano per cercare qualcosa da mangiare. Ma cosa offrire al diavolo in persona? Non era una scelta facile, gelato? Birra? No, aveva detto cibo, c’era la pasta avanzata del giorno prima ,delle uova, patatine.
Ecco sì patatine, a chi non piacciono?, avevo un pacchetto di patatine Loblop, quelle al sapore di formaggio. Tornai al divano mentre Satana si era steso ad occuparlo tutto, gli passai le patatine. Lui le afferrò distrattamente, aprì il pacchetto e iniziò a sgranocchiarle.
Era intento a guardare un vecchio film di guerra. La mia curiosità mista alla preoccupazione ebbe il sopravvento. Ma cosa chiedergli?, volevo sapere tutto, tutto sì, ma di cosa?. Il fatto che Satana era a casa mia, era una realtà surreale ma tangibile al tempo stesso, per prima cosa decisi che dovevo capire se mi avrebbe portato via con lui nel fuoco eterno.
Mi preparai la domanda per qualche minuto mentre lui finiva di sgranocchiare la patatine e gettava a terra il pacchetto con noncuranza.
-Sei qui per portarmi via?- chiesi con voce tremante.
-No, non ancora sono solo qui per darvi un occhiata-
Rincuorato dal fatto che non mi avrebbe consegnato ai tormenti dell’Inferno gli chiesi.
-Ma allora perché sei qui?-
Questa fu la sua risposta.
-Sono qui come un buon pastore che guarda il suo gregge, vi osservo, ma tu sei davvero magnifico, un magnifico esemplare.-
-Ma ma io non sono speciale, non ho mai ucciso nessuno, non ho mai fatto del male- lo incalzai.
-Cosa fai ogni mattina? Lo so, ti alzi e accendi la televisione, accendi tutte le luci, consumi la tua prima colazione, getti gli scarti nell’immondizia, mangi zuccheri in eccesso che ti fanno marcire i denti e poi spendi i tuoi soldi per sanarli. Vai a lavoro rimanendo in un cubicolo per otto ore al giorno, lavori poco, annoiato, poi torni a casa stanco e per cosa? Per guadagnare dei soldi che poi spenderai in cose piacevoli come sigarette, bevande gassate, patatine. Quanti pacchetti… ne compri ogni settimana?. Il tuo grasso corporeo è pieno degli additivi che usano per fabbricare quelli che tu consideri cibi prelibati, ed essi sono a loro volta prodotti per guadagnare altri soldi che vengono ac***ulati, investiti, risparmiati. Uno stupendo circolo vizioso. E la vita che vivi ti porta al minimo attrito nei confronti di tutti, non ti arrabbi, non sei contento. Ritieni che ciò che hai ti sia dovuto sempre, la luce che utilizzi di notte è fatta con il sangue di molti uomini tuoi simili, la distruzione dell’ambiente ti accompagna ovunque tu ti muova, cemento, rifiuti, plastica. Ma tu non hai bisogno di ammazzare ci sono già la malaria, l’HIV, e tutte le malattie che nutri con la tua indifferenza, i fuochi della guerra sono alimentati dalla tua ignoranza, dal tuo menefreghismo, dal tuo lasciare che le cose seguano il loro corso. Tanto non sarà mai il tuo turno, no, morirai ricco e sazio in una camera di ospedale, l’ultimo inferno personale di sofferenza che ti sei creato, asettico e impermeabile perfino ai sentimenti. Ma non sei l’unico, tutti voi siete già miei, voi che vi affannate, che comprate giocattoli per i vostri figli; crescono obesi al contrario di quanti nel resto del mondo muoiono denutriti. Voi li mangiate piano piano, li cannibalizzate senza pudore né vergogna e, ciò che più mi delizia, inconsapevolmente. Voi siete già miei, siete il mio gregge, ed io vi custodisco, vi preservo nella vostra ipocrisia, nella vostra cieca avidità nella vostra abnorme cecità. Non mi devo sforzare neanche più di tanto, il potere vi consuma vi fa mentire ai vostri simili vi fa stringere alleanze per lasciar compiere massacri. Alle volte siete violenti, si, la vostra natura bestiale si fa ancora sentire ma la relegate nei vostri inferni chiamati galere e uccidete coloro che condannate e ,come sempre, queste cose vi sembrano distanti da voi se non vi colpiscono direttamente.
Ridete, ridete a crepapelle, siete nel paese dei balocchi che voi stessi vi siete creati su fondamenta di sabbia. Ma non temete sarò io a sostenere le vostre fondamenta, sarò io a reggere il mondo che avete creato-
Detto questo svanì in una nuvola di fumo in un intenso odore di zolfo.
Sospirai. Mi stesi sul divano, decisi di non andare a lavoro per quel giorno. Allungai la mano verso una bottiglietta di Telnut, la stappai e inghiottii il contenuto tutta d’un sorso. Alla TV davano RAIZ BAT, un vecchio cartone animato che vedevo spesso da bambino, mi accoccolai a guardarlo rigirandomi sul divano.


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