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H2Oro |
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Mi accade abbastanza spesso. Incontrare persone, ascoltare vicende, racconti, esperienze. Percepire punti di vista, attitudini, debolezze. Stare un po’ zitto. Far parlare gli altri. Immedesimarsi, appunto. Il tentativo che faccio, forse egoistico e utilitaristico è insomma quello di voler capire come gli altri uomini o le altre donne riescano a sopravvivere. Come riescano a concentrarsi sulla bellezza e a convivere con le storture del mondo. Eh si, perché, dopo tutto è solo questo cui tende l’uomo. Il motivo per cui inquina, costruisce bombe, crede o non crede a Dio, si pettina, guarda gli altri e le altre passare per strada, fotografa e ascolta musica.
Mi accade abbastanza spesso. Incontrare persone che mi cambiano la vita. Che cambiano il mio modo di relazionarmi alle cose. Che concorrono a cambiare le mie opinioni. Non sto parlando per forza di professori (ma pure ce ne sono), o solo di illuminati politici, o ancora esclusivamente di intellettuali guru. Trovo che la vicenda che qui racconto sia significativa, in questo senso.
Ho conosciuto Raffaele in occasione di una riunione della redazione del periodico “La Città”. La prima cosa che ho osservato in lui: emotivo. E qui se non mi trattengo, dico emotivo come me. Emotivo, dicevo, nel modo di parlare, nel modo di porsi. Nel modo di osservare. Per chiudere il cerchio, come direbbe mia mamma, “un compagno”.
L’intesa si sa è un qualcosa che non si misura né coi minuti né con le ore trascorse assieme, né tantomeno col numero di parole che ci si scambia. Non ci siamo parlati tanto, solo un reciproco presentarsi. Un reciproco accennare alle nostre esistenze. Poi siamo tornati alle nostre case.
L’ho rivisto quando ho avuto occasione di presentare il libro di Nedo Fiano. Nel corso dell’incontro, diciamola tutta, non sono stato particolarmente brillante. Mi sembrava un’interrogazione di greco al ginnasio. Sinceramente ero proprio intimorito. I giudizi della gente, l’importanza politica dell’incontro, il confronto con Fiano. Avevo la testa intasata.
Parole di conforto, velate critiche, risatine e pacche sulle spalle. Qualcuno veniva con gli occhi lucidi e mi diceva solo “Bravo Davide”. Oppure “sei teso”. Oppure non mi ricordo. Qualcosa d’altro, insomma.
Ricordo Raffaele in quella circostanza, come una voce fuori dal coro. Mi ha detto una frase che mi ricordo perfettamente. Mi ha fatto un piacere enorme.
Non c’entrava niente né con la Shoa, né col discorso che avevo tentato di fare. Era un’esternazione così sentita e sincera, che penso faticherò a dimenticarla.
Tutto questo per rinnovare la mia stima a Raffaele e segnalare a tutti la sua bella mostra fotografica che si tiene dal 3 al 13 Marzo presso l’oratorio Paolo VI di Vimodrone. Il tema è l’acqua. Un tema importante, anzi di più.
Acqua: valore etico, morale, sociale e politico che non ha prezzo. Né mai l’avrà.
Penso alla nostra terra, alla società scomparsa e umiliata dalla televisione e dal cinismo del consumismo. Tutto già compiuto. Rendersi conto di aver trovato un amico è un primo passo per resistere.
O almeno per credere di poterlo fare.
www.webalice.it/rdiguida
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Postato il Domenica, 04 marzo @ 15:40:46 CET di hniti |
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